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Recensione: Il profeta, di Giuseppe Monea

copertina-FINAL2“Io sono il profeta, il profeta della Morte. Io annuncio la scomparsa dei colpevoli mai puniti. La giustizia non è di questo mondo, ma di quello degli Dei.”

Quanto è sottile il confine tra follia e ignoto, tra malattia della mente e paranormale? Chi può davvero escludere che la pazzia altro non sia se non una percezione della realtà oltre l’ordinario? Neppure uno psichiatra come Stefano Danari, il protagonista creato dalla penna di Giuseppe Monea, è in grado di rispondere a questa domanda. E mentre Stefano s’interroga sulle vere intenzioni del signor Curio, il nuovo paziente della clinica psichiatrica che si dichiara capace di predire le morti, una serie di sfortunati eventi continua a susseguirsi: incidenti, suicidi, incomprensibili coincidenze.
Primo importante racconto lungo di Monea, Il profeta è un thriller psicologico a tutto tondo, che incolla il lettore e aumenta la tensione di pagina in pagina. Una storia ben strutturata, con un’ulteriore pregio: l’opera è figlia del Sad Dog Project, un collettivo di autori emergenti riunitisi per realizzare, revisionare e pubblicare le proprie opere. Nulla quindi a che fare con il giro dei grandi editori e ciò discolpa Il profeta anche di quei risvolti della trama che alcune teorie psichiatriche potrebbero percepire un po’ forzate.
Un buon esordio, che pone al centro della narrazione uno dei temi più inquietanti esistenti: la mente umana.

“Tu hai paura?”
Rossi non rispose subito. Quella domanda era tagliente come il più affilato dei coltelli.
“Dovresti saperlo meglio di me” sussurrò il capo “ciò che più di tutto ci protegge, è la paura. Averne, è naturale. Saremmo già morti se non avessimo mai avuto paura”.

Il mio voto:

Roberta Taverna

Titolo: Il profeta
 Autore: Giuseppe Monea
 Casa editrice: Sad Dog Project
 Prezzo: ebook euro 0,99; cartaceo euro 3,49
 Pagine: 59