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Recensioni,  Un libro per ogni lettore

Recensione: Un giorno come un altro, di Filippo Venturi

Bologna, una notte di metà maggio del 2014.
Naso ammaccato e sanguinante, bici sgangherata e poliziotti alle calcagna: è così che facciamo la conoscenza di Martino, ladruncolo bolognese sfigato e un po’ goffo a cui molto spesso gira davvero male, ridotto a tentare di rubare dei cerchioni pur di tirare su un po’ di soldi. Disperato, nel tentativo di seminare la volante, trova un luogo in cui intrufolarsi e nascondersi per un po’, perlomeno fin quando fuori non si calmano le acque. Martino però non sa ancora di aver scelto come nascondiglio addirittura Palazzo Fava, il Palazzo delle Esposizioni che ha ospitato, dall’8 febbraio al 25 maggio 2014, vari capolavori prestati dal museo olandese Mauritshuis, il più prezioso e famoso dei quali ritrae lei: la Ragazza col turbante, meglio conosciuta come Ragazza con l’orecchino di perla di Jan Vermeer.

Non gli par vero. Lui, Martino il Matto, come lo chiamano da sempre nel quartiere, ladro di gomme nonché di polli, da solo dentro un’arsenale d’arte a sua completa disposizione. Gli gira la testa. Si porta una mano alla bocca e vi incontra una goccia di saliva che esce dal lato destro: è l’acquolina.
Martino, com’è intuibile, non è per niente un novello Lupin III. Non ha dovuto architettare nessun piano complicatissimo né dotarsi di alcun macchinario ultratecnologico. Gli ci vuole addirittura qualche minuto per rendersi conto dell’importanza del luogo in cui si trova e per realizzare che, per chissà quale assurdo motivo, è riuscito ad arrivare in quelle sale senza far scattare nessun allarme. Dopo alcune rapide considerazioni, capisce che quest’occasione è più unica che rara e che deve approfittarne per poter dare una svolta alla propria vita: decide quindi di portare via con sé proprio il pezzo più importante, la Ragazza.

Già il mattino dopo, però, Martino realizza la gravità della situazione in cui si è cacciato, soprattutto perché le indagini sono condotte da un vero mastino: il commissario Franco Petrella, un poliziotto che definire “duro” sarebbe un eufemismo. Originario di Bari, con più di una macchia sulla coscienza, ostenta un patriottismo stolido tipico degli ignoranti e dei vigliacchi che aspettano solo una buona occasione per poterlo usare come scusa per sentirsi superiori – e magari poter anche menare un po’ le mani – pronti a usare l’Inno di Mameli come prova della propria inattaccabile italianità, salvo poi cadere in fallo quando si tratta di comprenderne il testo.
Sarà lui l’avversario principale di Martino, che intanto è riuscito a convincere il suo vecchio amico Alvise Bacchi, detto Il Professore, a stare al suo fianco in questa impresa e ad aiutarlo a cavarsela senza farsi troppo male.

Già al secondo capitolo ci si rende conto che questo libro non si farà mettere giù facilmente, sia perché non si può non tifare per Martino, sia per lo stile di scrittura di Venturi, che riesce a dare credibilità ad una storia che si svolge negli ambienti meno limpidi di Bologna, con metafore che sembrano tirate fuori direttamente da una conversazione tra ragazzi impegnati a bere una birretta al bar Sport e continui riferimenti alla pop culture. Dettaglio non da poco, almeno per un’amante delle città deserte di notte come me, il poter vedere Bologna attraverso gli occhi (in questo caso, di poliziotti e delinquenti) di chi la conosce davvero, palmo a palmo, di chi ce l’ha tutta a portata di mano, la sente propria e si sente completamente libero di andare dove vuole. La gente della notte, come cantava qualcuno.

Il mio voto:

Maria Teresa Mazzoccoli

Titolo: Un giorno come un altro
 Autore: Filippo Venturi
 Casa editrice: Pendragon
 Pagine: 221
 Prezzo: euro 14,00, eBook: euro 6,99