Interviste

L’importanza e il peso dei ricordi… Intervista a Gipo Anfosso

Quest’oggi parleremo con l’autore di “Ricordo tutto”, Gipo Anfosso, che si è gentilmente reso disponibile a chiacchierare un po’ con noi (Vi ricordiamo che potete trovare la recensione al suo romanzo qui).

Ciao Gipo, innanzitutto, grazie per aver accettato di rilasciarci questa intervista in modo da farti conoscere meglio dai tuoi lettori. Per iniziare, avresti voglia di raccontarci come è nata la tua passione per la scrittura?
Devo dire la verità, non lo so. Ho sempre scritto lettere e pagine di diario, ma non avevo mai pensato a farmi leggere dal pubblico nel senso più ampio. Un giorno un amico che cura la redazione di un giornalino locale mi ha chiesto di scrivere un articolo su una passeggiata che avevo fatto nelle zona di Triora, in Liguria. Ho accettato con pochissima voglia, ho trasformato la mia gita in un racconto ambientato durante la guerra e da lì non ho più smesso.

Ascoltando le testimonianze di molti autori si raccolgono svariate motivazioni sul perché si scrive. Tu perché lo fai?
La mia impressione è di togliermi un peso e di depositarlo fuori da me. Provo un senso di leggerezza quando la scrittura mi soddisfa che è impagabile. Ma naturalmente c’è anche il mio desiderio di trasmettere memoria. Della mia famiglia, dei partigiani, della mia vita, di coloro che non hanno voce.

Il tuo precedente libro (“Muri a secco“, Ennepilibri, 2009) era una collezione di brevi racconti. Come mai hai deciso di cimentarti con un romanzo?
Mi sembrava il passo obbligato. Ho ancora molti racconti nel cassetto, ma volevo cimentarmi su un terreno differente. Proprio da un mio racconto è nata l’idea del romanzo. Credevo di non essere capace di arrivare alla stesura di un romanzo, ma ce l’ho fatta.

Vuoi raccontarci come è perché è nato “Ricordo tutto”? Avevi già in mente di destinarlo alla pubblicazione o è stato uno step successivo?
Quando ho cominciato a scriverlo, ho pensato subito alla pubblicazione. Volevo che diventasse un libro e che fosse letto prima per darmi delle indicazioni, dei suggerimenti. Ho scelto la casa editrice Rayuela, che conoscevo, perché mi ha detto che c’era un comitato di lettura che avrebbe fatto quello che io cercavo. E le cose sono andate proprio in questa direzione con mia grande soddisfazione.

DSC07403La storia mescola abilmente realtà autobiografica e realtà fittizia. Lo avevi deciso immediatamente o ciò si è creato poco alla volta?
La storia è fondamentalmente autobiografica e le parti meno ‘vere’ sono quelle che, per esigenza di romanzo, avevano bisogno di essere arricchite, articolate, rese leggibili. Ho voluto rispettare soprattutto con la verità storica chi non c’è più, come mio padre, mentre mi sono preso, ad esempio, libertà con mia sorella, trasformata in un fratello nel romanzo. Con grande rabbia da parte sua…

Sono particolarmente curiosa di sapere che rapporto hai avuto con i tuoi personaggi. Sono stati facile da gestire o ti hanno creato problemi? Hai sperimentato anche tu “il momento in cui un personaggio dice o fa qualcosa a cui tu non avevi pensato, l’istante in cui prende vita e non resta altro che lasciargli fare” come sostiene l’autore Graham Greene?
Sì, ci sono momenti (e questo è il più grande fascino di scrivere) in cui i personaggi ti prendono la mano e tu non puoi far altro che seguirli. Momenti di grande fascino, di abbandono al daimon della scrittura.

In “Ricordo tutto” presente e passato continuano ad alternarsi, quasi come se si rincorressero. Questo si rispecchia nella scelta di descrivere capitoli ambientati nel presente ed altri ai tempi dell’infanzia del protagonista. Come mai questa scelta?
Volevo proprio entrare in quella caratteristica della memoria che spesso confonde i piani, li alterna, li intreccia. Volevo anche rendere l’idea che la memoria altera la nostra percezione del presente e, viceversa, il presente altera la nostra visione del passato.

Durante la narrazione il lettore si imbatte in dialoghi o frasi in dialetto. È stato voluto non fornire una traduzione? Se sì, per quale motivo?
La traduzione avrebbe appesantito il testo, a mio parere. Ho preferito far capire, magari nella frase successiva o in quella che precede, cosa si voleva dire. La ricchezza dei dialetti è impagabile e la mia immersione in tanti dialetti andava raccontata.

Molto interessanti sono le pagine in cui raccogli le testimonianze di chi aveva conosciuto “megu Leo”. È stato difficile individuare quali inserire? Questa volontà a cosa è stata dovuta?
Credo di aver inserito tutte quelle testimonianze che avevano il vantaggio di essere brevi e comprensibili a tutti. Non è facile parlare di certe situazioni personali e renderle alla portata di tutti. Così la selezione è stata operata in questo senso. Molti poi mi hanno detto, ma potevi chiedermi, avevo tante cose da raccontarti di tuo padre. Ma sono soddisfatto di questo quadro, mi piacciono quelle pagine.

Quando infine hai messo l’ultimo punto, come ti sei sentito?
Soddisfatto e leggero.

Ovviamente vogliamo sapere se stai scrivendo ancora. Puoi dare qualche anticipazione ai tuoi lettori?
Purtroppo non ho anticipazioni da dare. Non sto scrivendo (a parte qualche raro racconto) e non ho in mente niente. Ma non lo vivo come un problema. So che a un certo punto un’idea busserà alla porta e da quella ripartirà tutto.

Grazie mille per la tua disponibilità e in bocca al lupo per tutto! Speriamo di poterti avere per una prossima intervista al più presto.

Sara Bellodi