Books & Pop Corn: 12 anni schiavo

In una delle tante interviste rilasciate da Steve McQueen durante la promozione del suo film 12 anni schiavo, il regista statunitense ha detto una cosa molto interessante: la schiavitù è durata oltre duecento anni, la Seconda Guerra Mondiale quattro (per gli USA), eppure la sproporzione fra i film dedicati ai due periodi storici è enorme. Per questo, dirigere un film su quella pagina nera della storia è stato così importante.
In effetti, 12 anni schiavo è uno di quei libri che vale la pena sia leggere sia vedere al cinema.

12anniSchiavoLa storia è ormai nota: Solomon Northup è un giovane afroamericano con il raro privilegio di essere nato libero. È un onesto lavoratore, bravo violinista e sposato con una giovane cuoca, da cui ha tre figli: Elizabeth di dieci anni, Alonzo di cinque e Margareth, di otto. La vita scorre serena, con i progetti che ogni famiglia libera ha. Ingannato da due avventurieri che gli promettono un grosso ingaggio come violinista, Solomon, che non si tira mai indietro davanti alla possibilità di suonare e di guadagnare soldi extra per la famiglia, accetta e va con loro.
È l’inizio della fine.

Doveva esserci stata un’incomprensione, qualche malaugurato errore. Come poteva un libero cittadino di New York, che non aveva mai fatto torto ad anima viva né violato legge alcuna, venire trattato in maniera tanto disumana?

L’uomo sarà venduto con l’inganno e trattenuto come schiavo per ben dodici anni, con il nome di Platt, per renderne più difficile il ritrovamento, passando da un padrone all’altro.
Curiosamente, sarà il suo violino a concedergli conforto, tregua e perfino qualche piccolo privilegio negli anni di schiavitù. La sua condizione di uomo nato libero gli danno una fierezza e una forza d’animo che altri non hanno, incapaci come sono – loro malgrado – di concepire una vita senza la verga di un padrone.

Northup racconta la sua storia in modo asciutto e semplice, senza eccedere in pietismi. In ciascuna delle sue parole la dignità del racconto colpisce quasi più delle crudeltà a cui è stato sottoposto e dei soprusi che hanno subìto le persone incontrate nel suo cammino, 12 anni schiavo entra dentro il cuore e la mente del lettore.
Gli schiavi non venivano solo frustrati e costretti a turni di lavoro massacranti, ma venivano torturati in modo disumano, lasciati alla mercé dei cani da caccia, puniti a seconda dei capricci dei padroni, perseguitati, stuprati. Nulla di ciò che si è visto nei film, niente della nostra fantasia può minimamente giungere a quanto scritto da Northup. Lascia basiti la facilità con cui un negro potesse essere venduto, quale fosse il suo stato. Stupisce sempre la mancanza di umanità – salvo qualche eccezione – di gran parte degli schiavisti, meraviglia come la semplice pigmentazione della pelle potesse scatenare nelle persone un tale odio, una tale ferocia, un’insensibilità che non mostravano neppure verso i loro cani e i cavalli allevati con tanta cura. Era qualcosa più di semplice razzismo, era un delirio di onnipotenza mescolata, come nel caso del padrone Epps, a una sana psicopatia. Eppure, in certe digressioni e in certi aneddoti, Northup è stato in grado di rappresentare la voglia d’amore, le relazioni affettuose, i momenti di relativa serenità degli schiavi.
12-anni-schiavo-satellite-awardsMolti criticano il tono con cui Northup racconta le proprie vicende, definendolo noioso, piatto, scarsamente empatico. Non siamo d’accordo. Egli narra una storia drammatica vissuta in prima persona, parla dell’offesa alla propria dignità, la rabbia per una privazione disumana, per gli anni persi, un trauma difficilmente sanabile. Si tratta di un uomo di una certa età, che probabilmente voleva mantenere un certo contegno nel raccontare la propria vicenda, non per scatenare il pietismo, non per intrattenere, ma per denunciare una drammatica realtà con il giusto distacco emotivo.
Purtroppo, per tanti altri Solomon “Platt” Northup, nati liberi e schiavizzati con l’inganno o la brutalità non c’è stato lieto fine ed è questo, nonostante il sollievo che si prova per l’autore del libro, che lascia davvero addolorati.

Questi erano i miei compagni di schiavitù, coi quali ero solito andare nei campi e coi quali fu mio destino vivere per dieci anni nei capanni di tronchi come proprietà di Edwin Epps. Quelli sopravvissuti ancora faticano lungo le rive del Bayou Boeuf, condannati per quanto ne so a non respirare mai l’aria benedetta della libertà, a non scrollarsi mai di dosso le pesanti catene che li trattengono, fino a quando non giaceranno in eterno, morti e sepolti.

Anche se la schiavitù – quel tipo di schiavitù – è ormai passata, è bello sapere che Solomon abbia voluto dare voce ai tanti, vivi o morti, che aveva lasciato dietro di sé. Consigliamo vivamente questo libro; tutto ciò che sapete della trama e della conclusione della storia, non toglieranno mai la forza e bellezza di questa testimonianza.

Jay Perry

Titolo: 12 anni Schiavo
Autore: Solomon Northup
Titolo originale: Twelve years a slave
Pagine: 278
Casa editrice: Corriere della Sera su licenza Newton Compton
Prezzo: € 9,90
Da questo libro è stato tratto l'omonimo film americano, del 2013, che ha vinto 3 premi Oscar (miglior film, miglior attrice non protagonista, miglior sceneggiatura non originale)
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