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Continuiamo a parlare con Alessandro Barbaglia, autore di La Locanda dell’Ultima Solitudine

Rieccoci con Alessandro!  Abbiamo iniziato a conoscerlo e a conoscere La Locanda dell’Ultima Solitudine nella prima parte dell’intervista. Oggi parleremo maggiormente del suo romanzo e dei suoi progetti per il futuro.

Senza fare spoiler si può dire che tutto nasce da un gesto eccentrico di Libero, il suo protagonista: la prenotazione di una cena nella Locanda per dieci anni dopo. Con questa prenotazione Libero scommette sul futuro, ma mostra, al contempo, insoddisfazione per il presente. Libero è un sognatore romantico, che nutre nostalgia per un futuro ancora da scrivere?

Libero ha nostalgia del futuro, vuole vivere un tempo che sia come lui: LIBERO. E vuole costruirlo aspettando, attendendo. Non è un ottimista, è un attimista. Uno convinto che non sia ancora arrivato l’attimo da cogliere ma che sia necessario coltivarlo. E intanto aspetta. Anche Viola fa una cosa del genere, anche se non lo sa. Ma i fiori, e Viola lo è, sbocciano solo quando è il momento giusto. Non hanno fretta di farlo. Aspettano. La nostalgia del futuro è la voglia di costruire un futuro che sia simile a quello che di bello abbiamo nei nostri progetti. Ecco cosa fanno questi due piccoli ribelli dell’oggi.

Libero è un po’ strano, e anche tutti gli altri personaggi principali lo sono. Però una cosa li accomuna tutti: desiderare la felicità. Felicità concepita da ognuno di loro in modo differente. È (o dovrebbe essere) questa ricerca il motore dell’agire di tutti noi e non solo dei personaggi del suo libro?

Se sapessi da dove viene la felicità: ci andrei. Forse la felicità è il luogo in cui dovremmo tutti essere residenti. Ognuno nel suo modo di abitarla e viverla. Perché siamo tutti un po’ sbagliati. L’Importante è trovare sempre il modo giusto di sbagliare.

Siamo giunti all’ultima domanda, grazie innanzitutto per la disponibilità. All’inizio abbiamo snocciolato il suo curriculum vitae, viene naturale domandarle le sue intenzioni per il futuro? Speriamo che non voglia sparire, perché altrimenti bisognerà cercarla come fa Libero con Vieniqui. E sinceramente immaginarci a gridare “Alessandro Barbaglia” non è la cosa migliore del mondo, ce lo conceda.

Sparire è una magia. Se sapessi farlo, se sapessi fare le magie, sarei già soddisfatto. Ma temo che non sparirò, non subito almeno, mi ci vorrà tempo per imparare a fare magie. Proverò a raccontare storie, a leggere e a fare il libraio. Non c’è nulla di più magico di questo: leggere. L’unico verbo all’infinito che sempre vorrei coniugare all’infinito. Ci vediamo lì, allora, all’infinito, noi e le rette parallele. Buona lettura!

Allora in bocca al lupo per il corso da mago e buona letture! E ci rivediamo all’infinito, ovviamente.

Alessio Bottrighi