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Interviste

Easter Books Giveaway: intervista a Antonio Francesco Milicia

Terminiamo oggi il nostro viaggio di approfondimento delle opere in concorso nell’Easter Books Giveaway andando a scoprire qualcosa di più di Antonio Francesco Milicia e della sua opera Contrada della case vecchie. 
Ricordiamo a tutti che avete tempo fino a domenica 5 aprile, ore 12, per partecipare all’iniziativa e provare ad aggiudicarvi una copia in ebook del libro che preferite tra quelli proposti (per info e iscrizioni: qui).

 

IDENTIKIT DELL’AUTORE:

jNome: Antonio Francesco Milicia
Luogo: Locri (RC)
Colore: viola
Libro: Divina Commedia - Inferno
Citazione: L'autore migliore sarà quello che 
si vergognerà di diventare scrittore
Nietzsche
Opere all’attivo: 2

 

ALLA SCOPERTA DELL’OPERA…

Nella vita di tutti i giorni, oltre ad essere architetto, sei ormai da anni Consulente Tecnico per il tribunale di Locri. Quanto il tuo lavoro ha influenzato la stesura di Contrada della case vecchie?
Tantissimo, al punto da inserire non solo me stesso ed il mio lavoro di consulente tecnico tra i protagonisti del libro, ma da collocare nelle ambientazioni anche il Palazzo di Giustizia di Locri, che frequento abitualmente e che per me è ormai una seconda casa, con tutto il suo corredo di personaggi frizzanti e reali, che soltanto di un pelo ho modificato. Un grande atto d’amore per questo ‘palazzo’ che mi ha accompagnato per tutta la mia infanzia e che ho scelto come teatro ideale per ospitare le malefatte del mio personaggio cattivo ‘Il Fabbro’. Ma in Contrada c’è anche la mia passione per l’architettura, per la musica, per la letteratura, per il cinema, per i fumetti, per la storia romana.

Ritieni che la commistione tra generi horror e thriller, alla quale tanto fanno ricorsi autori stranieri, sia riuscita ad attecchire anche tra gli scrittori nostrani?
Credo che attualmente con gli americani non sia possibile in alcun modo competere su questi generi. Talenti mostruosi come Stephen King, Jeffery Deaver, Michael Connelly, Lee Child, Harlan Coben e diversi altri sono irraggiungibili, non solo perché più bravi, ma perché sono riusciti a capitalizzare e visceralizzare tutte le suggestioni che offriva il loro ‘mondo’ in maniera esemplare. Non a caso diversi autori italiani scelgono di ambientare negli States le loro storie. Lo stesso Faletti per il suo capolavoro ‘Io uccido’ è virtualmente emigrato nella vicina Montecarlo. Agli italiani manca in sostanza la capacità di rendere appetitose le storie nostrane. Alcuni ci riescono, come Camilleri, perché agisce in totale opposizione, ed adopera una lente d’ingrandimento puntata su una piccola porzione del suo territorio. Altri puntano molto sul personaggio e sullo stile, come Carofiglio, ma se dobbiamo parlare di autori thriller/horror di caratura internazionale, in Italia più in là di Carrisi, Vergnani ed Arona non riuscirei ad andare.

Quali sono i tuoi autori di riferimento?
Divido da un lato gli autori classici sui quali mi sono formato da giovane, primo fra tutti Kafka, poi Zolà, Lawrence, Mann, Hesse e tanti altri. Ma c’è Dante, che con la Divina Commedia ha dato sfondo al mio immaginario, tanto che le citazioni dantesche abbondano su Contrada, fino al punto da creare un indovinello con lo stile in terzine di endecasillabi. Tra gli italiani anche Svevo e Berto, ed ovviamente Sciascia. Poi ci sono gli autori attuali più vicini al mio genere prediletto, e dirò forse i soliti nomi, quelli di King, Koontz, Cornwell, Deaver, Faletti, e prima ancora Matheson, Bradbury, Poe, Lovecraft, Asimov. Ma importantissimo per me è stato il Giallo Mondadori. Ne ho letti a quintali, e particolarmente Le storie dell’87° distretto di Ed McBain, che mi hanno tanto ispirato, ma c’erano anche nomi come Woolrich, Chase, Westlake, Dickson Carr, per dirne alcuni.

Contrada delle case vecchie è da leggere perché… è un romanzo post-moderno coinvolgente e ricco di stimoli, per molti versi innovativo, in quanto per la prima volta l’ambientazione di un thriller/horror è stata scelta in una cittadina calabrese come Locri, nel basso jonio reggino, della quale fino ad oggi si è solo scritto per fatti di mafia. Locri però non viene indicata col suo nome, ma col nome inventato di Contrada, ma per il resto tutto quanto descritto la rappresenta, come in una fotografia. Inoltre è da leggere perché possiede un punto di forza che si è rivelato altamente suggestivo in chi lo ha letto finora, vale a dire la figura del ‘Fabbro’. Il cattivo, o almeno il ritenuto tale. Il Fabbro è certamente il personaggio chiave della storia, quello che muove i fili della trama, con i quali intrappola le sue vittime e le costringe a seguire i suoi giochi perversi. A metà tra il giustiziere e il predatore, è la rappresentazione imperfetta dell’uomo qualunque, e forse è per questo, da vero antieroe, che affascina e convince. Il Fabbro ha stile, insomma, oserei dire classe, e i suoi gesti non sono mai gratuiti o banali, anche i più apparentemente spietati. Centrifuga le sue vittime in tormenti indicibili ispirati da maestri dal genio “sterzato”come Dario Argento, Stephen King e Clive Barker, ma resta sempre coerente ai suoi obiettivi, che alla fine si riveleranno sorprendenti e forse anche perdonabili. Resta tuttavia ai lettori, giudici sovrani, l’ardua sentenza.

Roberta Taverna

Un Commento

  • Claudio Strauss

    Bella questa intervista, l’Autore ha le idee chiare, la formazione culturale è robusta. La scelta di scrivere ‘da specialista’ la ritengo una scelta coraggiosa!