“Fair play” di Tove Jansson: la recensione

“Ma cosa avevamo di tanto importante da fare, poi?
“Il lavoro, probabilmente. E innamorarsi, quello porta via un sacco di tempo.”

Ci troviamo nella naturale e fresca Helsinki, nel bizzarro doppio appartamento abitato da due donne: Jonna e Mari. Entrambe artiste più o meno note – una scrittrice, l’altra pittrice – le due vivono un’esistenza piuttosto ritirata fatta di vecchi film registrati su videocassette, nervosismi, viaggi, battibecchi. Il rapporto tra le due non viene mai definito in modo univoco: restano velati l’affetto reciproco e la profondità dei sentimenti; né l’una né l’altra si gettano realmente nella comprensione di questa loro simbiosi.

Il testo che ci viene presentato dalla scrittrice Trove Jansson stenta a definirsi un romanzo canonico. Risulta, infatti, più facile definirlo come un insieme di piccoli racconti che, accorpati, restituiscono una trama univoca, eppure slegata all’interno dei singoli episodi nei quali ci immergiamo. Dai ritratti casalinghi, pregni delle ore di ricerca e lavoro, ai resoconti di viaggio, alle presentazioni brevi di personaggi di contorno – familiari, amici, collaboratori, sconosciuti – che entrano a far parte delle vite di Mari e Jonna, senza però scalfire quel legame di fondo che rende forti i loro silenzi, le intese taciute, l’abitudine, la quotidianità.

Fair Play sembra quasi una sceneggiatura: pochi dettagli, uno scorrere delle righe rapido e diretto, dialoghi che si susseguono con ritmo. Fair Play ci racconta la storia di due donne che hanno trascorso una vita insieme, imparando a conoscersi nel profondo fino ad accettarsi completamente; forse, Fair Play, mentre le pagine ci passano tra i polpastrelli, ci sta implicitamente raccontando anche le nostre di vite.

Il mio voto:

Matteo Zanini

Titolo: Fair Play
 Autore: Tove Jansson
 Casa editrice: Iperborea
 Prezzo: 15,00 €
 Pagine: 148
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