Inkbooks incontra Antonella Mecenero: l’intervista

Poco tempo fa ci siamo occupati della sua opera maggiore La Spada, il Cuore, lo Zaffiro, oggi incontriamo l’autrice Antonella Mecenero, nella prima parte dell’intervista che ha rilasciato in esclusiva per Inkbooks.

Ciao Antonella e benvenuta su Inkbooks. Iniziamo parlando un po’ di te. Sei un’autrice principalmente giallista. Da anni però partecipi al Trofeo RiLL. Quando nasce questo desiderio e perché ti sei allontanata così tanto dal tuo genere principale?
Il fantastico, in realtà è il mio primo amore. La mia autrice preferita è Ursula Le Guin autrice di libri in cui il fantastico si sposa con un alto valore letterario e un forte impegno sociale. Non è facile seguire oggi una strada simile che pone non pochi ostacoli, sia da un punto di vista della scrittura che editoriali. Per certi versi, il giallo, che pure amo molto, mi permette con più naturalezza di addentrarmi nelle penombre dell’animo umano che tanto mi piace raccontare. Rill, però, per anni ha tenuto vivo il mio senso del meraviglioso. È diventato un appuntamento annuale, una sfida a non dimenticarmi di questo primo amore e di continuare a sperimentare. Trattandosi infatti di un concorso per racconti mi ha permesso di provare temi e stili differenti, dandomi la possibilità di crescere molto come autrice.

51vds3eqftl-_sx350_bo1204203200_Parliamo del titolo di questa raccolta: vuoi spiegare brevemente ai lettori come si uniscono e convivono la spada, il cuore e lo zaffiro?
La scelta del titolo non è stata facile e devo ringraziare Alberto Panicucci, il curatore, per aver trovato quello giusto. Fa riferimento agli ultimi racconti della raccolta, ambientati nel Leynlared e uniti dalla figura del suo sovrano Amrod. Penso che queste tre parole riassumano bene quello che volevo raccontare di questo personaggio, la difficoltà di bilanciare il peso del comando, la necessità della violenza e le esigenze del cuore. Credo comunque che il conflitto tra essere, voler essere e dover essere sia alla base anche di molti altri racconti di questa antologia.

Fantasy e mondo reale: in alcuni racconto si sfiorano, quasi sembrano riuscire a convivere. Da dove nasce questa intuizione?
Mi piace l’idea che il fantastico possa iniziare dietro al prossimo angolo. Di certo sono facilitata in questo dal luogo dove vivo. Abito in un piccolo paese tra le colline piemontesi, vicino al lago d’Orta. Ogni volta che vado a correre nei boschi ho la sensazione che dopo l’ultima casa del borgo inizi un mondo altro, che appartiene a volpi e cerbiatti, di cui noi conosciamo solo una parte. Il Lago d’Orta, poi è magico. Non c’è praticamente angolo che non sia legata a una leggenda, ci sono grotte abitate da draghi, fonti magiche e mummie miracolose. Si tratta di tradizioni ancora vive, come appunto, quella della Morta di Agrano, una mummia naturale che si ritiene abbia proprietà miracolose. Tutto questo dà la sensazione che il confine tra reale e leggendario sia estremamente labile. Da qui, credo, nasce la mia predilezione per un reale che sfuma nel fantastico e di un fantastico che abbia i toni tangibili del reale.


Si ha spesso la sensazione nei tuoi racconti di entrare in un mondo completamente delineato, con regole, vicende, storie ben specifiche che vanno oltre il breve momento descritto nelle poche pagine. Perché la scelta di una narrazione a spezzoni, a immagini ridotte e non il ricorso alla forma del romanzo?

15571155_10212171872040723_1564906014_nDevo dire che amo particolarmente il racconto come forma narrativa. Per certi versi non ha la dispersività del romanzo e permette di focalizzarsi solo su ciò che davvero preme raccontare.Immagino che non sia un caso il fatto che mi piacciano anche i bonsai e le miniature, l’idea di qualcosa di piccolo e molto curato mi piace di più rispetto a un grande affresco che rimane in alcuni punti sfocato.Proprio per questo il fatto di raccontare solo un piccolo evento in un mondo più vasto non mi esime, però, di conoscere tutto il resto di quel mondo. Al di là della lunghezza della narrazione, ritengo che solo se tutti i particolari sono al loro posto il lettore possa davvero immergersi in un mondo altro. In particolare, poi, la scelta di raccontare la storia di Amrod del Leynlared tramite dei racconti e non un romanzo è un esperimento che mi affascina molto. È come avere molte istantanee di una stessa persona, scattate da persone e da angolature differenti. Mostrano un’evoluzione per certi aspetti ovvia, per altri sta all’osservatore unire i puntini e dare una forma totale alla storia. Infine questa scelta mi permetteva di raccontare una vita intera. Forse in mani ad altri autori fantasy ne sarebbe uscita una saga di dieci libri, io invece ho fatto dieci racconti.

Grazie Antonella per questa prima parte di intervista; alla prossima settimana con il seguito… e Buone Feste!

Roberta Taverna

Precedente Codice scriba, di Sergio Fanucci: la recensione Successivo A Natale Sara consiglia: 25 grammi di felicità, di Massimo Vacchetta e Antonella Tomaselli