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Interviste,  Senza categoria

Intervista a Claudio Vergnani, autore de La sentinella

Web.La Sentinella.CoverLa sentinella, uscito in aprile per Gargoyle è un libro sui generis, parla di di un futuro distopico ma con un protagonista “vecchio” ovvero il Papato di medievale memoria. Ti va di raccontarci la genesi di questa idea?
Ne La sentinella ho immaginato un rifiorire di un’esigenza di spiritualità contrapposta alla stanchezza e al disamore verso un mondo, soprattutto occidentale, che ha abdicato al suo ruolo e rinunciato ai propri valori sociali, politici e in buona parte anche umani, deludendo profondamente quanti vi avevano voluto vedere una guida verso un mondo migliore, tanto sospirato ma mai nemmeno intravisto. Dunque una chiesa amica e accogliente, e non manichea e oppressiva come quella medievale. Naturalmente, come si vedrà nel romanzo, le conseguenze del Bene possono a volte non avere nulla da invidiare a quelle del Male.

Non è facile inquadrare il tuo libro e questo è uno dei suoi elementi di forza; fluttua costantemente tra distopia e horror ma c’è un elemento che lo caratterizza più degli altri?
Il realismo direi, quello del protagonista nel subire prima e nell’accettare poi il silenzio di Dio e la tragica insensatezza degli uomini.
Per quello che concerne più precisamente il senso del romanzo, la scelta di una struttura narrativa e di uno scenario che sfuggano quelli tipici di tante architetture distopiche, ovvero un mondo dove pochi cattivi – spesso per motivi taciuti e comunque spesso incomprensibili – opprimono una moltitudine di buoni, in attesa solo di un superuomo che li liberi.

Dolceacqua IMGP0305Parlaci delle Sentinelle, l’ordine di guerrieri-monaci che infonde per tutto il libro, fin dalla terribile Selezione, un costante dubbio: sono un male necessario per far sopravvivere l’umanità in questo mondo pieno di violenti e mutanti?
Qui una precisazione è d’obbligo. Il mondo così come lo conosciamo non è gestito da una specie di “veglio della montagna”, saggio e infallibile, onnisciente. Il mondo è governato da esseri umani. Fallibili e limitati per natura, preda di emozioni che nulla hanno a che spartire con la logica, di paure e, tutt’altro che di rado, mossi da elementari interessi personali o di corporazione.
Nel romanzo, le Sentinelle sono uno strumento di controllo. Un controllo volto alla protezione delle masse, si badi bene, non alla loro oppressione. E tuttavia il problema insolubile rimane il medesimo, oggi come secoli fa e come sarà nel futuro: non esiste nessuno veramente affidabile – nella realtà come nella finzione – in grado di controllare i “controllori”.

Il protagonista, di cui non sapremo mai il nome, è un personaggio molto particolare, la sua è un umanità piena di sfaccettature e le sue scelte, le sue paure sono ben diverse dalle classiche degli “eroi letterari”. Com’è descrivere un essere cosi “umano” in un mondo come quello de “La sentinella” dove l’umanità viene costantemente strappata via?
In questo caso ho dovuto inventare molto poco. Qualche dettaglio, qualche situazione ma non credo sia molto lontano da quello che prova la maggior parte di noi semplicemente guardandosi intorno. Non occorre essere eroi per vivere, e se invece occorre, allora lo siamo tutti.
Per usare proprio una riflessione del protagonista senza nome: “Per questo non si deve temere di attraversare un giorno la Valle dell’Ombra e della Morte. Lo stiamo già facendo. Tutti noi.”
In fondo, nel romanzo come nella realtà, l’eroe non risolve nulla. Più spesso è parte del problema o tende per sua natura – come ben comprende il protagonista – a crearne infiniti altri. E infatti non è di eroi che avremmo bisogno, ma di esseri umani consci del proprio ruolo.

Marco Castelletti