Intervista a Iacopo Vecchio, autore di “La casa Tellier”

Oggi incontriamo Iacopo Vecchio, autore del La casa Tellier. Da un racconto di Guy de Maupassant, opera appena pubblicata da Hop! Edizioni.
Ciao Iacopo e benvenuto su Inkbooks! Iniziamo parlando un po’ di te. Chi è  Iacopo Vecchio?

Ciao è un piacere essere qui.
Vedo una domanda facile facile per rompere il ghiaccio eh eh eh… Tra l’altro non so mai se rispondere parlando in terza persona o in prima. Diciamo che sono un aspirante fumettista che si sta impegnando per cercare di dare sempre il meglio. Inizio come disegnatore puro, la classica storia “disegno fin da quando ero bambino” etc… ma solo negli ultimi anni, con le prime pubblicazioni ho capito che raccontare è una cosa ben diversa e sto cercando di muovermi anche e soprattutto in quella direzione. Credo che una risposta migliore adesso non ci sia, magari tra qualche anno.

Quest’anno hai preso parte in qualità di autore alla manifestazione Lucca Comics & Games, in concomitanza con l’uscita del tuo volume. Com’è andata?
Sono quasi quindici anni che partecipo al Lucca Comics ed è sempre una grande festa. C’è una tensione (positiva) che ti spinge a vivere sempre al massimo quei pochi giorni che si passano al festival, ti dà una carica infinita.
Poi si rivedono persone e amici coi quali, anche se ci si sente spesso tramite telefono e social, ci si vede solo a Lucca. E anche questo contribuisce alla carica detta prima, perché puoi avere un confronto vero al volo. In un clima simile far uscire un libro (pure in anteprima) è una bomba emozionale difficilmente descrivibile, è esporsi totalmente.
Vedi il tuo libro esposto e la gente che passa e lo sfoglia, un libro di cui, nel migliore dei casi, hanno solo visto poche pagine in anteprima  su internet. E li vedi innamorarsi o completamente ignorare il volume, a Lucca non esistono la mezza misura e l’esitazione. E in quel momento ti senti come se stessero giudicando te, non il tuo libro.
Dette queste premesse, il festival di quest’anno per me è andato alla grande. Il libro come oggetto in sé, è venuto bene. Se devo essere sincero, sono un pessimista di natura ed ero terrorizzato da come potesse riuscire la stampa. Invece è venuta bene. Benissimo!
Sia io che le ragazze di Hop siamo molto contenti, anche perché “La Casa Tellier” ha venduto più di quanto ci aspettassimo e finora sono tornati solo messaggi positivi. Pochissime critiche, tutte costruttive ed educate, su dettagli marginali.
Tirando le somme, posso dire che è andata alla grande!

Parliamo de La casa Tellier, un volume che racchiude molto del tuo lavoro, sia nella parte grafica – interamente tua – sia nell’adattamento testuale, che hai realizzato insieme con  Lorenza Tonani, direttrice editoriale di Hop! Edizioni. Da dove nasce l’idea di portare al grande pubblico in immagini e parole un racconto ancora così poco conosciuto di Guy de Maupassant?
L’idea è venuta a Lorenza (direttrice editoriale di Hop! edizioni n.d.r.). Aveva in mente di inaugurare una collana legata alla letteratura più classica, con uno stile di disegno più “autoriale”. Quindi distaccarsi visivamente un poco da quello che ha prodotto finora Hop, rimanendo però legata alla linea editoriale “al femminile”.
Questo racconto di Maupassant si prestava alla perfezione come tematica e Lorenza ha pensato si adattasse perfettamente al mio stile.
Insieme a Lorenza abbiamo lavorato parecchio sulla stesura delle parti e sul come trasformare un racconto tutto sommato molto breve in un fumetto di 60 pagine. Volevamo e dovevamo mantenere il ritmo fresco della narrazione e nel contempo lasciar trasparire le emozioni delle protagoniste. È stato un bagno di sangue!
Mentre per la parte grafica…è stato anche peggio! È stata una sfida bella tosta, riuscire a riportare le atmosfere “di quel periodo”, fondamentalmente perché potevo basarmi solo su cataloghi di mostre, libri di storia dell’arte e film. Quindi dovevo partire da una sintesi per arrivare a un’altra (la mia).
Nonostante un certo tipo di disegno fosse effettivamente nelle mie corde, ho sempre cercato di spingermi un po’ fuori dalla mia comfort zone e rendere con gli acquerelli l’impressionismo che generalmente è associato a quadri a olio. È stata una gran bella avventura, spero che Lorenza abbia altre intuizioni simili.

Soffermiamoci sulle illustrazioni da te realizzate.  Sin dalla copertina saltano all’occhio gli echi del mondo dipinto da Degas e delle donne di Toulouse-Lautrec. Quanto sei legato all’arte francese di fine Ottocento?
Qui la scelta dei riferimenti era un po’ obbligata. Comunque devo ammettere che non è stata affatto una forzatura, anzi, è stato un vero piacere poter “copiare” da simili maestri. E se mi dici che è una delle prime cose che si vede ne sono assolutamente contento.
Sono effettivamente legato alla pittura impressionista e ai movimenti artistici che ne sono seguiti, sono stati il mio primo “vero amore” artistico. Anche se in modo diverso, mi piacciono le sintesi che hanno raggiunto.
Gli impressionisti con poche pennellate date riescono a rendere perfettamente l’idea di una chioma d’albero che si muove nel vento, per esempio. O la sensazione di indefinito di una via nella nebbia, una via che risulta magari perfettamente riconoscibile o familiare anche se in definitiva nel quadro non c’è nulla di, appunto, definito. Sensazioni che nessun iper realista è ancora riuscito a trasmettermi finora.
Mentre di Lautrec, oltre alle doti di pittore, ho sempre ammirato le capacità di sintesi nel disegno, quella capacità grafica che ha dato il via a tutta la cartellonistica di fine ‘800 inizio ‘900. Senza contare l’intima conoscenza diretta che aveva dei bordelli e dei locali di spettacolo.

Sogni di illustrare e narrare altri grandi classici della letteratura?
Mi piacerebbe molto trasporre Il Grande Gatsby. Credo sia stato uno dei pochi libri che ho letto in un solo giorno (forse l’unico). Poi ad essere onesto mi piacerebbe lavorare su qualche racconto di P.K.Dick. Per me è un autore immenso, ma non so quanto quest’ultimo possa rientrare nella categoria “grandi classici”.
Sono comunque discorsi abbastanza lontani, adesso sono concentrato su altri progetti, di cui uno quasi in consegna che vedrà la luce il prossimo anno. Non posso ancora dire molto, se non che casualmente, la storia si svolge ancora in Francia! Solo qualche anno più tardi rispetto La Casa Tellier.

Ti ringrazio per essere stato con noi, alla prossima.
Grazie a voi. A presto.

Roberta Taverna

Precedente In libreria: "Natale a Pemberley" Successivo A Natale Sara consiglia... "Buon Natale, Mog" di Judith Kerr