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Interviste

Intervista: Dietro le quinte de “La morte per gioco”

Copertina La morte per giocoDopo aver letto un libro si formano inevitabilmente parecchie domande… e noi di Inkbooks siamo molto curiosi, quindi ecco a voi la nostra intervista agli autori de La morte per gioco (la nostra recensione qui)

Ciao ragazzi, prima di iniziare, voglio ringraziarvi per esservi resi disponibili a chiacchierare un po’ con noi. È sempre un piacere poter conoscere meglio gli autori di un libro letto e scoprire i “dietro le quinte” della storia…
Nicola e Gabriele: Grazie a te, Sara, per la recensione e per questa ulteriore possibilità che hai voluto regalarci.

La morte per gioco è un romanzo nato dalla vostra collaborazione. Cosa vi ha portato alla decisione di scrivere un libro a quattro mani? Come mai avete scelto questo genere?
Nicola: L’idea di scrivere qualcosa mi balenava già da parecchio, ma vuoi per pigrizia, vuoi per la cronica mancanza di tempo, il progetto non era mai decollato. Lavorare in coppia, però, mi ha dato finalmente la spinta necessaria ad impegnarmi fino in fondo. Per quanto riguarda il genere, visti i miei gusti letterari (e anche cinematografici…) la scelta era pressoché obbligata.
Gabriele: Come dicevamo prima, la scrittura nasce dalla lettura. Non è un caso che, a mio parere, si scriva ciò che si legga. Io sono appassionato di letteratura thriller, e non credo mi sarebbe mai venuto in mente di scrivere un qualcosa di diverso. Forse non sono molto bravo nemmeno a scrivere thriller, ma penso non sarei assolutamente in grado di scrivere un romanzo rosa o un’opera di narrativa tradizionale. Senza contare che, almeno al momento, non sono questi i romanzi che mi piacerebbe leggere, e quindi scrivere. Prima della collaborazione con Nicola, alcuni anni fa, avevo già pubblicato un altro  thriller. Proprio l’uscita di questo mio primo romanzo ci ha dato la spinta decisiva a confrontarci seriamente per creare un’opera nostra.

Fin dalle prime righe ho apprezzato il vostro stile di scrittura, che appare fluido e ben coeso. È stato complicato coniugare i rispettivi modi di scrivere o, al contrario, è stato un processo semplice e naturale?
Nicola: Direi che è stato abbastanza semplice. Ovviamente qualche divergenza è inevitabile, e bisogna mettere in preventivo di dover accettare alcuni compromessi. Però la cosa non ci ha creato particolari problemi, anche perché, tutto sommato, sulle questioni veramente importanti la sintonia era quasi totale. E poi, siamo entrambi abbastanza accomodanti…
Gabriele: Non ho notato nemmeno io particolari problemi di sintonia a livello di scrittura. Probabilmente anche perché, seppur in modo diverso, siamo entrambi appassionati del genere, e le nostre letture sono diverse ma simili. Perciò sappiamo come approcciarci anche alla scrittura. I nostri stili saranno per forza diversi, ma secondo me molto compatibili.

Foto x intervistaParto dal presupposto che i personaggi, ad un certo punto, prendono il sopravvento sulle idee iniziali dell’autore, facendo procedere la narrazione secondo i loro “capricci”. Come si sono “comportati” i vostri?
Nicola: In parte è andata proprio così. In effetti, la nostra prima preoccupazione è stata quella di pianificare l’intreccio giallo, ma l’evoluzione dei personaggi e dei loro rapporti è stata molto meno programmata a tavolino, e non posso negare che, in qualche frangente, ci siamo lasciati guidare dall’ispirazione del momento.
Gabriele: Questo in effetti può essere un “pericolo”. Soprattutto in un giallo, dove, come ha detto Nicola, il nostro primo e più importante compito è stato programmare l’intero intreccio. Se i personaggi cominciano a fare di testa loro, corriamo il rischio di perdere il controllo della situazione, per cui a volte siamo stati quasi costretti a frenarli.

Parliamo un po’ del vostro protagonista, Stefano Duranti. Avete raccontato tutto quello che vi eravate prefissati o c’è qualcosa che avete dovuto sacrificare per non appesantire la narrazione?
Nicola:
Riguardo a Stefano, non abbiamo lasciato nulla in sospeso. Semmai, su altri siamo stati un po’ più reticenti, ma è anche normale. Non si può scrivere la biografia di ogni personaggio…
Gabriele: Stefano è sicuramente il protagonista della nostra storia, e il personaggio in cui il lettore è più portato ad immedesimarsi. A un certo punto ci siamo resi conto che, in realtà, Stefano ha avuto un ruolo un po’ passivo: ha subito in gran parte gli eventi che l’hanno travolto, senza possibilità di modificarli in proprio favore. Nonostante ciò, è riuscito a districarsi in maniera brillante all’interno di questa matassa, anche grazie all’aiuto di altri.

Parlando di futuro, avete già qualcosa in cantiere? Pensate di scrivere altro in collaborazione? Ed individualmente?
Nicola: Abbiamo già quasi terminato un nuovo romanzo che, pur non essendo il sequel di La morte per gioco, mette in scena gli stessi personaggi. Ovviamente quelli rimasti in vita… Abbiamo anche altri progetti in mente, però ancora allo stato embrionale, che quindi potrebbero anche non concretizzarsi. Per ora continuiamo a ragionare nell’ottica di una collaborazione a quattro mani, ma non è escluso che prima o poi tenteremo anche di metterci in proprio. In fondo, la vita è imprevedibile…
Gabriele: In realtà la tua domanda mi ha fatto venire in mente una cosa. Questo libro non è stato scritto a quattro mani, ma soltanto ideato e coordinato da due autori. Non abbiamo mai materialmente scritto insieme, ma sempre rigorosamente separati. A volte abbiamo provato a farlo, ma semplicemente non ci siamo riusciti. Penso che il contatto con lo scrivere sia davvero molto intimo, e questo, unito alle nostre passioni letterarie leggermente differenti, penso che prima o poi sfocerà in delle avventure da solisti (così come avevo già fatto anni fa). Questo, ovviamente, non comprometterà la nostra collaborazione, che spero vada avanti anche ben oltre gli attuali progetti allo stato embrionale.

Vi ringrazio davvero per il tempo che ci avete dedicato. Un enorme in bocca al lupo per i vostri progetti futuri!
Nicola e Gabriele: Grazie di nuovo a te, Sara, e crepi il lupo!

Sara Bellodi