Io non mi chiamo Miriam, di Majgull Axelsson: la recensione

20160714113950_267_cover_mediaMiriam, all’età di ottantacinque anni, tiene dentro di sé dei segreti che non ha mai avuto il coraggio di confessare a nessuno.
Siamo nel giorno del suo ottantacinquesimo compleanno e dopo aver spento le candeline sulla torta, circondata dalle persone che più la amano al mondo, si fa sfuggire una frase che nessuno comprende: “Io non mi chiamo Miriam”. Una frase così semplice e banale non sfugge all’occhio attento della nipote, Camilla, che immediatamente inizia a chiederle del suo passato.
Miriam tiene chiuso dentro di sé un passato di dolore: da bambina, è stata rinchiusa nel campo di concentramento di Auschwitz, ha sofferto la fame, la paura di morire, le violenze e il freddo perpetuo.
Dopo una prima chiusura nei confronti della nipote, inizia a raccontarle la verità su di lei e sulla sua vita.
Il suo vero nome infatti non è Miriam e non è nemmeno un’ebrea sopravvissuta al campo di concentramento.
Malika, questo il suo vero nome, è una rom che portata via dalla sua casa e dalla sua famiglia si ritrova per una circostanza “fortuita” a prendere i vestiti di una bimba morta, Miriam Goldberg.
Perché non confessare? Perché non riprendere in mano la sua vera vita? Non è facile come sembra, in Svezia (luogo in cui si ritrova), i rom venivano visti di cattivo occhio. Decide così di iniziare la sua vita di menzogne, una vita difficile e piena di domande.
Si ritrova in un paese non suo e alla ricerca di un modo per vivere e sopravvivere. E’ piena di domande e di timori: come farà ad andare avanti dopo tutto quello che è successo? Come si vive da persona libera? Cosa succederà nel futuro?
Sono questi e tanti altri gli interrogativi che accompagnano Miriam per tutta la sua vita, sa che non può tornare indietro ma non capisce nemmeno come andare avanti.

Il libro presenta diversi salti temporali, i momenti con la nipote (ai giorni d’oggi) servono come spunto per poter tornare indietro nel tempo e continuare a raccontare la sua vita.

E’ uno dei romanzi più belli e duri che abbia mai letto su questo tema. Majgull Axelsson riesce a tenerti con il fiato sospeso dalla prima all’ultima pagina, con la voglia di andare avanti e di capire cosa succederà alla protagonista.

Non mancano le immagini crude e violente di un momento storico che ha cambiato tutti.

Ci ritroviamo ad osservare la parte più debole e più forte di un essere umano, le sofferenze che sono costretti a vivere, la necessità di combattere con le unghie e con i denti per un pezzo di pane.

Non ci viene narrato solo il tema della deportazione ma anche quello del razzismo nei confronti di tutto ciò che è differente e il tema della donna.

L’autrice riesce ad affrontare tematiche così forti ed importanti senza cadere nel banale; uno stile scorrevole e articolato permettono al lettore di immergersi nella lettura e di apprezzare ogni sfumatura senza stancarsi.

Il mio voto: [yasr_overall_rating

Alessia Cozzi

Titolo: Io non mi chiamo Miriam
 Autore: Majgull Axellson
 Casa editrice: Iperborea
 Prezzo: 19,50 €
 Pagine: 576
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