Leggere in musica: “I Moore” e Apparat

Ho già parlato su Inkbooks della collana Five Yards della casa editrice Flower-ed (di cui sto centellinando la lettura delle pubblicazioni) e dell’attenzione che è stata data all’opera incompiuta di Charlotte Brontë. I Moore rientra in questo modo affascinante e sospeso, dove le parole sembrano non avere una direzione definitiva e nel quale è facile confondersi. Come già accaduto per gli altri due incompiuti bronteani da me letti nel 2017 – Emma e La storia di Willie Ellin –  la godibilità del testo, in senso stretto, è stata relativa. Questo è ovvio: ci troviamo di fronte a un semplice abbozzo, a un paio di capitoli e poco più di quello che nemmeno l’autrice stessa ritenne degno di pubblicazione. La celebre frase ricondotta a Charlotte – ho tentato tre inizi – si può contestualizzare esattamente nel periodo di stesura de I Moore.

Ma cos’è realmente I Moore?

Qui arriva il punto fondamentale, il nodo che ci fa capire il motivo per cui tuffarsi in queste poche pagine è così importante. I Moore non è altro se non il tentativo (uno dei tre inizi, quantomeno) da parte della più prolifica tra le Brontë di accontentare il suo editore, cercando di riscrivere quello che per tutta la sua esistenza rimase un romanzo incompiuto – non per suo desiderio, bensì per rifiuto da parte dell’editoria – ossia Il professore. La storia di quest’uomo non era sufficientemente lunga, interessante, vittoriana; se Charlotte voleva veder pubblicata la sua storia, doveva modificarla. Ella ci provò, con fatica e dolore, senza riuscirci; abbandonando il manoscritto dopo poche pagine si concentrò su una nuova storia nascente, più fortunata per la sua autrice: Shirley.

Il mio voto:

Matteo Zanini

Titolo: I Moore
 Autore: Charlotte Brontë
 Casa editrice: Flower-ed
 Prezzo: 15,00 €
 Pagine: 80
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