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Oggi mi sento...,  Recensioni

Oggi mi sento… in viaggio, direzione USA!

Un italiano in America, Beppe Severgnini

 

La narrazione, ripartita in dodici capitoli (quanti i mesi trascorsi a Washington dall’autore), avvince e ammalia il lettore. Con uno stile accattivante e una buona dose di sano umorismo, Severgnini fa ridere e riflettere su usi, costumi, mode e fissazioni del popolo statunitense, così intrinsecamente lontano dal pensiero europeo.

E così ci avventuriamo nella patria del controllo ad ogni costo (dall’egemonia politica al bisogno maniacale di imporsi sui naturali cambiamenti climatici); dribbliamo tra un trasloco e l’altro, vero sport nazionale; rincorriamo gli sconti dei coupon, genuina istituzione di civiltà; cerchiamo, pur senza riuscirci, di appassionare l’Americano medio al gioco del calcio; sfidiamo la ressa domenicale per aggiudicarci l’ultima poltrona full optional in vendita alla shopping mall del quartiere; ci scandalizziamo di fronte all’incapacità degli Statunitensi di fare lo spelling anche dei più semplici vocaboli; applaudiamo l’efficienza e la celerità dei molteplici servizi per i clienti.

Un viaggio nell’America quotidiana, fatta di mode, contraddizioni, eccessi puritani e trasgressioni, un Paese che mai davvero traspare dalla cinematografia ma che rimane l’essenza di chi “nasce negli USA”.

“Dall’America, noi italiani non copiamo le cose importanti (il patriottismo, l’ottimismo, il senso della responsabilità individuale). La nostra passione, condivisa con tre quarti della popolazione mondiale, è imitare questo paese nelle cose superflue: un vocabolo, una bevanda, un paio di jeans, una pettinatura, un film, una canzone.”

Roberta Taverna

 

Titolo: Un italiano in America
Autore: Beppe Severgnini
Editore: BUR
Pagine: 263
Prezzo: 9,90 euro

Un Commento

  • Eliene

    Gie0 gie0 con 1/3 dei giovani iatniali disoccupati, credo che anche uno stage non retribuito sia visto come una possibilite0 per acquisire professionalite0, visto che gran parte delle facolte0 universitarie si rivela molto teorica e ben poco professionalizzante). Cosec, accettiamo stage non retribuiti, in mancanza di alternative. E stage dopo stage chi riesce a diventare economicamente autonomo? Forse chi affianca al lavoro diurno un lavoro serale come cameriere/barman & c. Almeno lec ti pagano, ma a parziale discapito della tua produttivite0 diurna nel lavoro.Serve una riforma del diritto del lavoro che non renda il precariato vantaggioso per chi assume!(Bel tema!)