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Recensione: “La forma del silenzio” di Stefano Corbetta

Dimenticheranno il mio nome – sono e sarò nulla, nudità estrema, nemmeno spirito. Ti dissolverai, lasciando soltanto sporgenze di ricordi nell’opera immortale delle tue mani. E cosa rimarrà dopo tutto questo, se non la potenza mirabile della memoria?

Italia, anni Sessanta. Leo nasce avvolto dal silenzio; Leo cresce con un pulsare muto nel cuore, di cui percepisce, a tratti, solo un battito muto. Nessun suono celebra il suo scorrere nei giorni e la sua famiglia deve trovare un modo per comunicare con il suo mondo cristallizzato nel silenzio. Poi, una notte, Leo scompare in circostanze misteriose dalla sua scuola. Nessuno lo troverà più e le vite rumorose di chi rimane dovranno andare avanti, nella costante ricerca del silenzio perduto.

Gli anni passano e Anna, la sorella maggiore di Leo, non ha mai dimenticato quella scomparsa infausta: ha studiato la lingua dei segni – il cui insegnamento nelle scuole, all’epoca della sua fanciullezza era scioccamente proibito. Anna cerca una connessione col fratellino perduto per mezzo di un linguaggio senza suono, quasi a volersi convincere che per mezzo di gesti e mutismo sia ancora possibile confidare nella speranza di un ritorno al passato. Poi, grazie a una lettera, grazie a parole senza suono, ogni equilibrio è costretto a cadere, a trasformarsi in un nuovo caos, in una nuova ricerca.

E con la sensazione di aver incontrato sul suo cammino la soluzione all’enigma più doloroso di tutta la sua esistenza, Anna si confronterà non solo col passato della sua famiglia, ma anche con l’incredibile indeterminatezza degli eventi, con il perdono – non solo verso gli altri, ma anche verso se stessa – venendo, forse, premiata con una serie di disvelamenti dai quali non sarà più possibile tornare indietro.

La scrittura di Stefano Corbetta ne La forma del silenzio (ed. Ponte alle Grazie) è, insieme, emotivamente potente e incredibilmente fluida; l’autore, con una penna raffinata e un guizzo letterario pregevole, ci racconta di come l’incapacità e, insieme, l’impossibilità di sfruttare la potenza del linguaggio e la forma delle parole generi un muro tra il desiderio e l’azione: un muro che si fa più coriaceo a ogni ostacolo, a ogni presa di coscienza, a ogni sillaba ingoiata poiché zoppa, poiché lacerata nel suo sogno di libertà e rivendicazione di sé. Un romanzo prezioso, da assaporare nell’abbraccio di un silenzio che nulla ha da invidiare al vociare chiassoso del mondo che corre al di là delle pagine.

Non esiste una verità – pensò mentre cercava le chiavi nella borsa – esiste solo quello che manca. Il resto non lo vediamo.

Il mio voto:

Matteo Zanini

Titolo: La forma del silenzio
Autore: Stefano Corbetta
Casa editrice: Ponte alla Grazie
Prezzo: € 16,00
Pagine: 230