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Recensioni,  Un libro per ogni lettore

Recensione: “Urla sempre, Primavera”, di Michele Vaccari

Il vocabolario che ho è un alfabeto di piante, episodi, sogni.

Urla sempre, Primavera” è uno dei romanzi più complessi e densi che ho affrontato nel corso degli ultimi mesi. Michele Vaccari e NNEditore propongono al pubblico di lettori una storia che non può essere soltanto raccontata, riportata per mezzo della parola o delle righe di una recensione, ma che deve – per forza di cose – essere vissuta in prima persona, per consentire all’anima e alle palpitazioni individuali di assorbirne la linfa. Un testo affascinante, articolato, unico nel suo genere, che ha richiesto concentrazione, fiducia e tempo per poter essere affrontato, compreso e elaborato.

L’anima è un’invenzione del potere per svilire il valore del corpo.

Michele Vaccari ci presenta una Genova distopica che fa da sfondo alle vicende intrecciate di tre generazioni, tre momenti del tempo che vanno a costituire un solo, unico ingranaggio letterario e storico, il potente strumento per la denuncia ideologica, sociale e umana dell’autore. “Urla sempre, Primavera” conserva e protegge in sé, tra le sue pagine di foglie e le sue radici di inchiostro, i cinque tempi di una storia senza tempo – che sbocciano nelle cinque parti in cui il romanzo viene idealmente ripartito (ciascuna avente una propria voce narrante e un linguaggio che ne caratterizza la dimensione letteraria).

Credi sempre che non torni, il cazzo di passato. Ci illudiamo sia nella sua natura di estinto restare dove l’hai seppellito. Ma il passato, invece, è uno zombie. Il suo aldilà sono le coincidenze.
[…] Ti assedia il sonno, non è più sogno, adesso è incubo, rischia di renderti sonnambulo, col terrore di addormentarti come in quel film di mezzo secolo fa.

Al centro della narrazione vi sono il valore del sogno, la potenza della rivendicazione del sé, lo scontro con il potere, la disamina della relazione Uomo-Natura, l’importanza di essere ancora in grado di distinguere chi è degno di fiducia da chi è meglio accompagnare alle soglie dell’oblio. Linguaggi differenti, difetti da accogliere, empatie nelle quali specchiarsi – quando è possibile – costruiscono un mondo non così distante da quello attuale, quasi a voler anteporre alla mera narrazione un avvertimento sul domani, applicando spigoli nei quali inciampare come monito al grido di “Urla sempre, Primavera“!

È nella riabilitazione che prende forma l’assenza: non si accetta comunque la carne amputata. È quando finalmente riesci a trovare il modo di uscirne, quando sei tu e basta, dopo anni che non ti senti più addosso quella fatica provata per anni, la fatica di trovare la fine del tunnel, che basta lo sfrigolio elettrico dei binari per cancellarti la gioia per ogni traguardo raggiunto finora: è la replica improvvisa, il revival incidentale del dolore, la radice pura, perché una parte di te è ancora l’uomo che potevi diventare senza l’incidente.

Il mio voto:

Matteo Zanini

Titolo: Urla sempre, Primavera
Autore: Michele Vaccari
Casa editrice: NNEditore
Prezzo: € 19,00
Pagine: 439

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