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Roma città morta, in libreria dal 7 maggio

Questo è il Diario dell’Apocalisse Zombie romana, amici miei benvenuti, e per favore non fatevi uccidere, prima di averlo finito di leggere…

Multiplayer edizioni presenta “Roma Città Morta”, una vera e propria novità nel panorama editoriale italiano; un romanzo a fumetti, in cui si alternano due voci, due punti di vista diversi (l’ironia di Keison , il fumettista e il pessimismo filosofico di Marengo , lo scrittore con l’occhio bendato), ma che si inserisce e non tradisce la migliore tradizione letteraria zombie.

romacittàLa casa editrice, che con Diario di Un Sopravvissuto agli Zombie di J.L. Bourne ha inaugurato una fortunata produzione di titoli di genere survival – horror, fa un passo ulteriore, puntando su due giovani e talentuosi autori italiani, con la convinzione che ci sia ancora spazio per un’offerta editoriale di altissima qualità, innovativa e capace di regalare intense esperienze di lettura.

Tutto inizia con un virus di origine sconosciuta. Rapido e violento, come l’epidemia che ne segue.  In breve tempo, una parola relegata fino a quel momento a un universo fittizio, “zombie”, diventa di uso comune, entrando a far parte della vita quotidiana della razza umana.

Roma, barricata nelle sue antiche mura, è riuscita in qualche modo a sopravvivere sia al virus che all’orda di morti viventi, e i suoi abitanti sembrano aver trovato il modo di riorganizzarsi e tirare avanti. Provando a smettere di sopravvivere, per ricominciare a vivere.

Marengo e Keison, scrittore il primo, disegnatore il secondo, hanno un unico compito: documentare ciò che vedono, descrivere la situazione all’interno della città, testimoniare la vita di chi è sopravvissuto all’epidemia. Ma più si addentrano nel cuore della città, più scoprono che le cose, lì dentro come all’esterno, non sono affatto come sembrano.

E mentre le poche certezze vacillano e gli interrogativi si moltiplicano, i due protagonisti cominciano a chiedersi chi sia stato realmente a trasformare Roma in una città morta.

Chi vive nella Capitale o in un’altra grande città italiana avrà sicuramente immaginato, incolonnato nel traffico magari, che l’Apocalisse nella giungla urbana sia arrivata da un bel pezzo e che il caos si sia già diffuso a macchia d’olio in tutto lo Stivale; se la letteratura americana come quella cinematografica ci ha abituato alle grandi highway desolate, Marengo e Bevilacqua propongono uno scenario molto più familiare e per questo forse più sconcertante: uno scorcio di Porta Pia, la vista di Trastevere, il silenzio, che riesce ad essere assordante quanto il rumore dei clacson, tra le rovine dei quartieri storici della Città Eterna.