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Recensioni

Timbuktu: la storia di Mr. Bones

Nel 1999 il grande scrittore Paul Auster pubblica la storia di un cane, Mr. Bones, compagno di viaggi e avventure di un sedicente poeta, Willy G. Christmas, un senzatetto che si trova agli ultimi giorni di vita. Willy G. Christmas è stato un bravo padrone, che ha insegnato a Mr. Bones la libertà e la capacità di guardarsi dentro. Già, l’invidiabile capacità introspettiva che spesso manca, invece, agli esseri umani. E da qui si dipana tutta la storia con la sua peculiarità.

Timbuktu (in italiano è Timbuctù, pubblicato da Einaudi Tascabili nel 1999 per la traduzione di M. Bocchiola) è scritto dal punto di vista del cane. Sono rimasto sorpreso soprattutto da due aspetti, uno legato alla lettura avvenuta nella lingua originale (inglese USA) e l’altro alla qualità letteraria del libro.

978880617952MEDLeggere i romanzi stranieri nella loro lingua originale è sempre impresa avvincente, talvolta difficile ma comunque sorprendente. Il linguaggio di Paul Auster è in questo romanzo piuttosto semplice, adeguato alle elucubrazioni di un cane, ma – al contempo – piuttosto vario. Si odono voci diverse, da quella giocosa e colma di ridondanze di un Willy G. Christmas sedicente poeta (e la musicalità dovuta a questi giochi linguistici, molto usata nei romanzi inglesi e americani, spesso si disperde con la traduzione) a quella tentennante e sperimentale di Mr. Bones, il cane; da quella dolce e zuccherosa delle nuove padrone del protagonista a quella sulle righe di Mrs. Gurevitch.

L’aspetto letterario del romanzo risalta soprattutto su un versante. Lasciate, prima, che vi faccia una domanda: cosa contraddistingue un grande scrittore da uno scribacchino o da uno scrittore di media capacità? Non è forse l’abilità nel riuscire a parlare dell’essenza dell’uomo e della vita qualunque sia il punto di partenza? Domanda retorica, è ovvio, ma la risposta (che non può che essere sì) descrive appieno il carattere più bello di questo romanzo. Attraverso la storia di un cane, Auster riesce a parlarci della natura dell’uomo, volatile, legata a un caso che attraversa la vita di tutti (e Paul Auster è in qualche modo diventato il cantore di questa “casualità”, senza mai dimenticare che da sola non spiega tutto e che nel mondo sono sempre presenti tracce di un ulteriore difficile da spiegare). Paul Auster sa emozionare sempre e il finale di questa storia canina non si sottrae. Anzi, forse è uno dei più bei finali mai letti nei romanzi dell’autore statunitense, capace di restituirci da un lato alla spensierata giocosità dell’animale “cane” e, dall’altro, a quella necessaria a ogni essere umano per affrontare i drammi peggiori della vita.

Fabrizio Valenza

Titolo: Timbuktu
Autore: Paul Auster
Casa editrice: Einaudi
Prezzo: € 10.50
Pagine: 150